Ultima modifica: 27 gennaio 2016
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Storia della scuola

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Il Convitto “Canopoleno” fu fondato come Collegio dal prelato sassarese Antonio Canopolo (arcivescovo di Oristano dal 1588 al 1621) l’8 dicembre 1611 ma fu inaugurato solamente otto anni dopo, il 18 gennaio 1619. Il Seminario (o Casa Professa come originariamente chiamata) fu affidato dal 1627 ai Gesuiti che, primo rettore padre Diego Pinto, per circa due secoli ospitarono i seminaristi finché, nel 1773 chiuse i battenti per l’abolizione dell’ordine gesuitico da parte di Clemente XIV. Fu riaperto quindici anni dopo, nel 1788, per ordine del sovrano Vittorio Amedeo III e affidato al preside del Collegio prof. Giuseppe Pinna. Nel 1824 i Padri Gesuiti, grazie alla Bolla pontificia di Pio VIII, ricostituirono l’ordine e tornarono a governare la scuola. I locali del “Canopoleno” furono allora restaurati ed ampliati e venne esteso anche il programma di insegnamento. In seguito a queste innovazioni che interessarono sia i regolamenti scolastici che quelli amministrativi, il Convento fu trasformato da seminario religioso a Collegio dello Stato riservato quasi esclusivamente ai figli della ricca borghesia di Sassari e del circondario. Per questo motivo, sotto il Re Carlo Felice, assunse il titolo di “Real Convitto Canopoleno dei Nobili” e vi si poteva accedere pagando rette molto care, che solo le famiglie più agiate e facoltose erano in grado di sostenere.
Nel 1848, con il definitivo allontanamento dei Gesuiti, a seguito delle leggi Siccardi, il Convitto fu chiuso un’altra volta, per riaprire a dicembre dello stesso anno. Nel 1852 venne inserito nel piano dei collegi “Convitti Nazionali” come Torino, Genova, Nizza, Novara ed altri.
Fu infine riconosciuto ufficialmente Convitto Nazionale con Regio Decreto del 10 marzo 1860. Nel maggio 1865 venne istituito nei locali del piano terra dello stabile, il Liceo-Ginnasio “Domenico Alberto Azuni” che vi fu ospitato fino alla costruzione di un edificio inaugurato nel 1933.
Divenne “Regio Convitto Nazionale Canopoleno”. Poco dopo fu creato un Liceo-Ginnasio annesso al Convitto per consentire agli studenti di poter frequentare le scuole senza dover uscire dal Collegio stesso.
Agli inizi degli anni Settanta il Convitto Nazionale “Canopoleno”, vista l’impossibilità di poter procedere ad una qualsiasi ristrutturazione del vecchio edificio, sempre più disastrato, grazie anche alla caparbia volontà del rettore di allora Giovanni Aliseo, si trasferì con le scuole annesse nella nuova sede di via Luna e Sole, la cui realizzazione è stata resa possibile, dopo venti anni di attesa, grazie alla donazione dei terreni dell’ex convittore comm. Giacomo Poddighe.
Nelle vicende del “Canopoleno”, importanti perché aiutano a capire e a inquadrare i circuiti di formazione della classe dirigente isolana, si affacciano e fanno da sfondo gli avvenimenti più significativi della storia sarda del Novecento, con protagonisti di rilievo della memoria collettiva: da Palmiro Togliatti (ex convittore) e figlio di un economo ad Antonio Segni, Camillo Bellieni, Enrico Berlinguer, Francesco Cossiga, Antonio Pigliaru e Salvatore Mereu. E’ un mondo vivo quello della Sassari del secondo dopoguerra che gravita intorno al “Canopoleno”, popolato da tanti interessanti personaggi, come il “mitico” Barore Coradduzza, insegnante di latino e greco, il rettore leccese Domenico Cucchiara “Zanfretta”, il vice rettore cagliaritano Antonio Fadda, l’atleta – poeta Dino Siddi, sportivo di razza e il notissimo giornalista sassarese Aldo Cesaraccio (“Frumentario”).